\\ Home Page : Articolo : Stampa
" Rose' par coupage" , ovvero facciamo i rosati mischiando rossi e bianchi
Di Admin (del 25/03/2009 @ 12:39:20, in Alimentazione, linkato 47 volte)
Un nuovo "pastrocchio" preparato dalla burocrazia comunitaria, leggiamo infatti dalla rassegna stampa settimanale WineWebNews le reazioni sdegnate che ha suscitato lo strampalato progetto degli euroburocrati di Bruxelles di autorizzare la produzione di vini rosati ottenuti dalla cuvee di vini bianchi e vini rossi. Gli euro burocrati si sono trovati di fronte ad una reazione più vibrata e compatta di quanto s’immaginassero e allora quale soluzione hanno tirato fuori dal loro cilindro? Come informano una serie di agenzie diffuse ieri pomeriggio, su proposta della commissaria europea all’agricoltura, Mariann Fischer Boel, avrebbero trovato, con il via libera di 26 stati membri su 27 (solo la Francia si è astenuta) l’escamotage per distinguere il rosé vero, che viene tradizionalmente prodotto dalla vinificazione di uve rosse in bianco, con una tecnica, particolare e delicata, collaudata in Francia, ma anche in Italia in regioni leader come Puglia, Abruzzo e in altre aree di produzione, dal “rosé de coupage” fatto mischiando disinvoltamente ed in maniera sciocca vini bianchi e vini rossi. Si tratterebbe, dicono le notizie diffuse dall’Ansa e dalle altre agenzie, “di riconoscere la produzione europea di vero vino rosè, tramite un’etichettatura facoltativa con la dicitura “vino rosè tradizionale”. Tuttavia, la proposta prevede la possibilità per gli stati membri interessati di introdurre un’etichetta obbligatoria per la loro specifica produzione, ed un’ampia discrezionalità "per modificare la menzione tradizionale con un’altra valorizzante, o aggiungere altre espressioni valorizzanti". La proposta, per quanto riguarda le miscele di vino da tavola, prevede che la menzione «rosè per miscelazione» può essere utilizzata volontariamente oppure resa obbligatoria, ma solo per la produzione interna di uno stato membro. Ufficialmente si tratta di un voto esclusivamente indicativo in quanto il documento verrà ora trasmesso all’Ufficio per le barriere tecniche agli scambi dell’Organizzazione mondiale per il commercio, che avrà due mesi di tempo per esaminare se il documento è in linea con le regole della Wto. La proposta ritornerà quindi al Comitato di gestione per il varo definitivo da parte di Bruxelles. Le reazioni a questa “soluzione”, anche in Italia, non si sono fatte attendere e se secondo la Confagricoltura, “la proposta di Bruxelles di valorizzare la produzione di vero vino rosé con la dicitura in etichetta «vino rosé tradizionale» è un segnale positivo per la difesa delle produzioni vinicole di pregio” e “al fine di tutelare al meglio i produttori ed informare con maggiore precisione i consumatori, sarebbe stato più opportuno, ad avviso di Confagricoltura, imporre l’obbligo di indicare in etichetta il prodotto ottenuto dal taglio di vino rosso e bianco”, secondo la Coldiretti si tratta di una “decisione che abbassa il livello qualitativo dell’offerta vitivinicola europea aprendo di fatto la strada ad una scorciatoia che inganna i cittadini europei e danneggia i produttori di vero rosé che si ottiene vinificando in bianco le uve rosse. Il fatto che le imprese che sceglieranno la via naturale per la produzione di rosé potranno volontariamente indicarlo in etichetta con la scritta “vino rosé tradizionale”, non è sufficiente - sostiene la Coldiretti - a tutelare il mercato dalla concorrenza sleale. La possibilità accordata agli Stati membri interessati di introdurre un’etichetta obbligatoria per la loro specifica produzione non impedisce peraltro l’arrivo sul mercato nazionale di “falsi rosé” di produzione comunitaria”. Una scelta, quella della UE, che “segue l’autorizzazione della pratica dello zuccheraggio, la possibilità di chiamare vino anche quello ottenuto dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva ed è una diretta conseguenza della riforma di mercato europeo del vino, la possibilità di eliminare parte dell’alcol naturalmente contenuto nel vino e di utilizzare i trucioli per invecchiare il vino senza alcuna indicazione in etichetta. Una riforma che favorisce la concorrenza sleale a danno del vino italiano, che è già il piu’ “taroccato” all’estero dove sono molto diffuse imitazioni che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunità di penetrazione dei mercati”. Non soddisfatto da queste brevi note d’agenzia, ho voluto saperne di più, scoprendo, dalla consultazione dell’informatissimo blog Wine Business Intelligence, che si tratta di una soluzione per modo di dire, perché l’autorizzazione ad utilizzare anche in Europa una pratica quella della mélange di vino rosso e bianco già utilizzata dai principali concorrenti extraeuropei, passa con un contentino, quella della dizione “vino rosé tradizionale” oppure “rosé traditionnel” apposta in etichetta, che accontenta solo in apparenza i francesi. Difatti, come si può leggere qui, la Francia potrà rendere obbligatoria l’indicazione “rosé par coupage” solamente per i vini prodotti in Francia, mentre i rosé de coupage prodotti in Spagna o nei Paesi del Nuovo Mondo tipo Australia, Nuova Zelanda, California, che sono i principali competitors dei rosé, stile tradizionale, francesi, non saranno tenuti a fornire questa indicazione in etichetta. Quando si parla poi di un’ampia discrezionalità “per modificare la menzione tradizionale con un’altra valorizzante, o aggiungere altre espressioni valorizzanti”, che potrebbero essere quella di “rosé véritable” o “vero rosé”, si fa riferimento ad un percorso molto complesso che passa attraverso un’autorizzazione comunitaria che è tutt’altro che certo possa essere concessa. Ha un bel dichiarare, a piena ragione, il ministro dell’Agricoltura francese, Michel Barnier, che “occorre dire la verità ai consumatori, ovvero che un vero vino tradizionale rosato è ben altra cosa da un vino rosato ottenuto da un mix, da un coupage tra un vino rosso e uno bianco come quelli dei concorrenti extraeuropei”, ma mi sa tanto che che quello di Monsieur Barnier resterà un pio desiderio.